Va assolto l’imprenditore che omette il versamento dell’IVA per pagare i dipendenti

Va assolto l’imprenditore che omette il versamento dell’iva per pagare i dipendenti

Va esclusa la sussistenza del dolo generico, richiesto per la configurabilità del delitto di omesso versamento dell’iva previsto dall’art. 10 ter del D.Lgs. n. 74 del 2000, laddove l’imputato provveda al pagamento di dipendenti e fornitori in una prospettiva di continuità aziendale, nella convinzione, cioè, che tale scelta consenta di proseguire l’attività d’impresa attraverso il conseguimento di ricavi e di utili, venendo meno, così, la rappresentazione da parte dell’imputato della mancanza delle risorse necessarie per assolvere all’obbligazione tributaria.

di Luisa Taldone – Avvocato cassazionista in Roma – Dottore di ricerca in Categorie Giuridiche e Tecnologia presso l’Università Europea di Roma

Orientamenti giurisprudenziali:
Conformi: Cass. pen. sez. III, 21 marzo 2019, n. 23796 Cass. pen. sez. III, 22 gennaio 2014, n. 12248 Cass. pen. sez. III, 24 giugno 2014, n. 8352
Difformi: Cass. pen. sez. III, 4 luglio 2019, n. 36709 Cass. pen. sez. III, 6 luglio 2018, n. 52971

La questione posta al vaglio della Suprema Corte nella sentenza in commento, riguarda la vicenda dell’amministratore di una s.p.a. modenese che, condannato in primo grado per il delitto di omesso versamento dell’iva, è stato assolto dalla Corte d’Appello di Bologna perché il fatto non costituisce reato. L’imputato aveva omesso di presentare, entro il termine stabilito, il versamento dell’acconto dell’imposta sul valore aggiunto dovuta per gli anni 2010 e 2011, pari, rispettivamente, a Euro 980.347,00 ed Euro 728.804. La Corte territoriale, accogliendo l’appello dell’imputato, ha escluso che fosse certa la volontà dell’imputato di omettere la condotta doverosa.

Contro tale pronuncia di assoluzione ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore Generale presso la Corte d’appello di Bologna, denunciando l’errata applicazione degli artt. 43 c.p. e 10 ter del D.Lgs. n. 74 del 2000 in relazione all’art. 606 c.p.p., per il mancato assolvimento del c.d. obbligo di motivazione rafforzata, sussistente quando, come nel caso in esame, la pronuncia di condanna di primo grado venga integralmente riformata, sottolineando, altresì, quanto affermato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 37424 del 2013, in merito alla ritenuta sufficienza del dolo generico per poter ritenere integrato il reato di omesso versamento dell’iva.

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso della Procura inammissibile, a causa della genericità delle doglianze cui lo stesso era stato affidato, ritenendo corretto, invece, quanto affermato dalla Corte territoriale, secondo cui è ormai pacifico che, ai fini della configurabilità del reato di omesso versamento dell’iva, è sufficiente il dolo generico, a nulla rilevando il motivo per cui il tributo non è stato versato. Tuttavia, nel caso in esame, prosegue la Cassazione, la Corte d’Appello è giustamente pervenuta ad una pronuncia assolutoria ritenendo non esigibile la condotta antidoverosa omessa dall’imputato, poiché i soci di controllo della società capogruppo avevano adottato tutte le attività necessarie a fronteggiare la crisi finanziaria che aveva colpito la società amministrata dall’imputato, anche facendo ricorso a beni personali per reperire la liquidità necessaria per assolvere alle obbligazioni sociali. La sentenza, inoltre, ha ritenuto di poter escludere il dolo poiché la scelta dell’imputato di provvedere al pagamento di dipendenti e fornitori era avvenuta in una prospettiva di continuità aziendale, nella convinzione, cioè, che tale scelta avrebbe permesso di proseguire l’attività d’impresa, attraverso il conseguimento di ricavi e la produzione utili, venendo meno, così, la rappresentazione da parte dell’imputato della mancanza delle risorse necessarie per assolvere all’obbligazione tributaria.

Da segnalare come questa sentenza si ponga, però, parzialmente in contrasto con quanto affermato anche di recente dalla Suprema Corte in alcune pronunce che hanno ribadito come l’omesso versamento dell’iva non può essere giustificato, ai sensi dell’art. 51 c.p., dal pagamento degli stipendi dei lavoratori dipendenti, in quanto l’ordine di preferenza in tema di crediti prededucibili, che impone l’adempimento prioritario dei crediti da lavoro dipendente rispetto ai crediti erariali (artt. 2777, 2778 c.c.), vige solo nell’ambito delle procedure esecutive e fallimentari, non potendo essere richiamato, quindi, in contesti diversi in cui il principio della “par condicio creditorum” è inoperante (Cass. pen., sez. III, 04 luglio 2019, n. 36709; Cass. pen., sez. III, 06 luglio 2018, n. 52971). La sentenza in commento, tuttavia, nel dichiarare inammissibile il ricorso della Procura, ha ritenuto corretto il ragionamento della Corte d’Appello che ha escluso la sussistenza del dolo, non già perché l’imputato aveva provveduto al pagamento di dipendenti e fornitori, ma perché tale condotta era avvenuta in una prospettiva di continuità aziendale e, quindi, la convinzione che tale scelta avrebbe consentito di proseguire l’attività d’impresa attraverso il conseguimento di ricavi e di utili, aveva di fatto eliminato la rappresentazione da parte dell’imputato della mancanza delle risorse necessarie per assolvere all’obbligazione tributaria.

Riferimenti normativi:

Art. 10 ter D.Lgs. 74/2000.

Cassazione penale, Sez. III, sentenza 16 ottobre 2019, n. 42522

Lascia un commento